Coenzima Q10 nel mondo dell’integrazione nutrizionale – Massimo Spattini

Nel corpo umano esistono due forme di coenzima Q10 (CoQ10): ubichinone (forma ossidata) e ubichinolo (forma ridotta). Tra le due, l’ubichinolo rappresenta la forma biologicamente attiva e rappresenta tra il 90% e il 98% del CoQ10 presente nel sangue.

Il CoQ10, è un composto con distribuzione ubiquitaria in quanto è presente nei mitocondri di tutte le cellule dell’organismo.

È lipofilo, insolubile in acqua ed essenziale per la vita di ogni cellula, essendo coinvolto nella produzione di energia.

Negli ultimi anni il coenzima Q10 ha assunto un ruolo considerevole nel mondo dell’integrazione nutrizionale, sia in ambito antiaging sia per la prevenzione di cardiomiopatie, ipertensione, patologie degenerative e una vasta gamma di altre malattie.

Numerosi studi hanno infatti dimostrato che il nostro corpo non può sopravvivere senza di esso: una riduzione del 25% dei livelli normali provoca una serie di gravi problemi, fra cui pressione alta, angina, attacchi cardiaci, depressione del sistema immunitario, mancanza di energia, anormale ingrassamento e perfino morte prematura. Una riduzione del 75% porta a morte certa.

Il CoQ10 è parte integrante della membrana dei mitocondri, particelle intracellulari che producono il 95% dell’energia totale del corpo; in essi il CoQ10 è deputato alla sintesi di ATP, la molecola fondamentale per la produzione di energia.

In particolare, il CoQ10 è riconosciuto come elemento indispensabile per la salute di tutti quei tessuti dove è maggiore il consumo di energia, come il cuore, il sistema vascolare e il sistema nervoso ed è quindi estremamente utile durante l’esercizio fisico in quanto, agendo come cofattore nella produzione di energia cellulare, migliora la resistenza, la capacità aerobica e riduce il grasso corporeo.

La vita di oggi è sempre più spesso caratterizzata da inquinamento ambientale e da elevate forme di stress che, oltre a comportare un sovraccarico della richiesta di energia, possono senza dubbio favorire la formazione di molecole molto instabili e reattive chiamate radicali liberi, responsabili di importanti danni a carico degli elementi strutturali delle cellule.

L’attacco dei radicali liberi sulla membrana cellulare, per esempio, causa perdita di elasticità, rigidità, diminuzione della permeabilità all’acqua e alle sostanze nutritive, determinando l’invecchiamento della cellula e successivamente la morte.

Il CoQ10 agisce a questo punto favorendo la stabilizzazione della membrana cellulare e, funzionando come un agente antiossidante, protegge le cellule dai danni provocati dai radicali liberi.

La concentrazione di CoQ10 tende a diminuire con l’invecchiamento; bassi livelli si registrano anche in presenza di particolari malattie croniche, come quelle derivanti da problemi cardiaci, morbo di Parkinson, distrofia muscolare, diabete, cancro e AIDS.

Anche alcuni farmaci, come le statine e la metformina utilizzate nel controllo dell’ipercolesterolemia e della glicemia, possono abbassare i livelli di CoQ10.

L’organismo umano è in grado di produrre autonomamente il CoQ10, ma la sua sintesi si riduce in caso di malattia e soprattutto decresce progressivamente già a partire dai 21 anni.

Si potrebbe dire, quindi, che a partire da questa età inizia il declino fisico: non è un caso che molti dei record detenuti negli sport che richiedono intense prestazioni fisiche e un metabolismo molto efficiente siano ottenuti da atleti molto giovani.

La ragione di tale declino non è difficile da comprendere: una minore quantità di CoQ10 disponibile comporta una minore efficienza nella produzione di ATP da parte dei mitocondri, le centrali di energia delle cellule, e quindi minore efficienza nel sopportare sforzi estremi a livello muscolare.

Inoltre, il CoQ10 può essere efficace anche per il dimagrimento, in quanto, grazie alla sua capacità di generare energia cellulare, aumenta il metabolismo, migliora la capacità dell’organismo di convertire il cibo in energia e influisce sulla regolazione dei grassi e degli zuccheri presenti nel sangue.

Ovviamente l’integrazione ha dimostrato di essere ancora più efficace quando è effettuata in combinazione con una dieta alimentare sana e un programma di esercizio fisico.

Il fattore di crescita insulino-simile 1 (IGF-1) ha una moltitudine di effetti oltre a quelli sulla crescita cellulare e sul metabolismo.

I report indicano anche effetti antinfiammatori e antiossidanti ed è importante sottolineare che le concentrazioni di IGF-1 diminuiscono con l’età, soprattutto se il nostro organismo è infiammato.

La supplementazione con coenzima Q10 determina un aumento dei livelli di IGF-1 corretti per l’età, rispetto al placebo.

Questi effetti potrebbero essere ricompresi nella spiegazione alla base degli effetti clinici sorprendentemente positivi sulla morbilità cardiovascolare e sulla mortalità riportati in precedenza da questa forma di integrazione.

Molte patologie neurodegenerative sono legate alla presenza di danni nella funzionalità del metabolismo energetico e in particolare alle funzioni mitocondriali.

Uno studio su 28 pazienti con morbo di Parkinson trattati con 360 mg al giorno di CoQ10 ha dimostrato un miglioramento dei sintomi nei pazienti trattati con questo supplemento.

La capacità di mantenere in buona efficienza la membrana cellulare e quella dei mitocondri, l’abilità nel neutralizzare i radicali liberi (dove è stata dimostrata un’efficacia 50 volte superiore a quella della vitamina E) e la capacità di fungere da carrier per l’ossigeno rendono il CoQ10 un integratore utile anche per la prevenzione dal cancro.

Il cuore è l’organo in cui si rileva la più alta concentrazione di CoQ10.

Nel 1994, uno studio pubblicato dall’Università del Texas ha evidenziato un sensibile miglioramento in soggetti cardiopatici trattati con dosi di CoQ10 da 80 a 600 mg al giorno.

Altre ricerche hanno dimostrato che gli attacchi cardiaci tendono a verificarsi quando le scorte di CoQ10 sono particolarmente ridotte, e che nelle persone che hanno subito un attacco cardiaco, la somministrazione di elevate dosi di CoQ10 contribuisce a ripristinare le funzioni cardiache.

Fra l’altro, il CoQ10 dimostra la capacità di proteggere il cuore dalla privazione di ossigeno nei pazienti ischemici, consentendo loro di vivere molto più a lungo.

Le persone che soffrono di diabete hanno un maggiore rischio di contrarre malattie cardiovascolari; in questo caso il CoQ10 ha mostrato di avere proprietà tali da garantire un miglioramento delle funzioni cardiovascolari e migliorare la gestione del diabete.

Spesso, inoltre, il diabete di tipo 2 è associato a elevati livelli di colesterolo che portano molti diabetici ad assumere le statine.

Dosaggi

In soggetti adulti sani, la dose giornaliera consigliata è di 50 mg/die (da 30 a 60 mg/ die), fino a un massimo di 100 mg/die, ma, in presenza di patologie, la dose può essere più elevata.

Per esempio, per pazienti in terapia con statine o per il recupero dopo scompenso cardiaco, il dosaggio raggiunge i 150/200 mg/die, assunti sotto controllo medico.

L’unica precauzione da prendere riguarda i pazienti che soffrono di ipoacidità gastrica: essendo per tale motivo soggetti a infezioni da Candida alla zona alta dell’intestino, devono evitare di assumere il CoQ10 per bocca, perché quest’ultimo favorisce lo sviluppo della Candida in un ambiente scarsamente acido.


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