Fibromialgia-La soluzione epigenetica

La Fibromialgia è una sindrome che porta dolore nei muscoli e nelle strutture connettivali fibrose (i legamenti e i tendini). Questa condizione viene definita “sindrome”, poiché esistono segni e sintomi clinici che sono presenti in contemporanea e possono essere, tra gli altri: dolore muscolari diffusi, disturbi del sonno.

Le cause esatte dell’insorgenza della fibromialgia non sono note. Gli esperti ritengono che sia un insieme di fattori a portare alla comparsa dei suoi sintomi, inclusi fattori genetici, infettivi, ormonali, traumi fisici e psicologici.

Ma se è vero che proprio l’ambiente determina il 98% della nostra espressione genica, il modo in cui ci ammaliamo o invecchiamo, perché non leggere la fibromialgia con un approccio epigenetico –quindi sistemico- per trovare soluzioni?

Il dottor Francesco Garritano, biochimico laureato anche in Scienze della Nutrizione con master in gestione dello stress e counseling nutrizionale, affronta la fibromialgia da tempo e con ottimi risultati, grazie a un approccio interdisciplinare che comprende una formazione in bio endocrinologia e medicina di segnale  e un attestato di formazione in sistemi di bio-risonanza.

Il dottor Garritano ha sviluppato grazie alle sue conoscenze sistemiche, un metodo anti infiammatorio in grado di abbassare lo stato di infiammazione dell’organismo, applicando a tutti gli effetti l’approccio epigenetico.

A lui abbiamo chiesto come agisce sulla fibromialgia e come rimuove il dolore.

Qual  è l’elemento centrale e scatenante del dolore nella fibromialgia?

Al centro del problema c’è la matrice extra cellulare. Lo spazio fra le cellule nella fibromialgia passa da “sol” a “gel” e la matrice diventa una sorta di “palude”, poiché arrivano tossine nei capillari dal sangue e riempiono la matrice.

Ma cosa provoca questa acidosi?

Le cause sono puramente epigenetiche. Emozioni, stress, hanno un ruolo predominante.

Ma altresì l’intestino, da cui partono tossine come l’LPS, lipo polisaccaride che proviene dalla Escherichia Coli.

Nella fibromialgia vi è anche una dis-regolazione del sistema neurovegetativo: il sistema nervoso autonomo viene spinto in stato di accelerazione e va a chiudere i vasi linfatici. Perciò, le tossine che si stanno accumulando nella matrice non possono defluire attraverso i vasi linfatici.

Infine, le cellule, ridotte in stato di ipossia (mancanza di ossigeno), passano da una respirazione aerobica a una anaerobica e producono acido lattico, che libera lattato e ioni H+, i quali acidificano la matrice.

Matrice extra cellulare acida, tossine, dolore: un circolo perverso. Ma dall’epigenetica può arrivare un approccio integrato al problema della fibromialgia

Nella matrice ci sono i nocicettori, ricettori del dolore. Quando tutto diventa acido, essi cominciano a mandare segnali forti attraverso le fibre nervose, prima verso il midollo e poi verso il sistema nervoso centrale. Da qui, una amplificazione del segnale attraverso i neuro trasmettitori e le vie del dolore: come se arrivassero tante scariche veloci attraverso il sistema nervoso centrale, che porta dolore a tutte le parti del corpo.

La matrice extra cellulare arriva dai capelli ai piedi, siamo fatti di cellule: ecco perché il dolore è diffuso e migrante. Bruciante, a volte si sfiora la allodinia. Ovvero al dolore suscitato da uno stimolo che normalmente non lo provoca (come sfiorare la pelle, ad esempio).

Disbiosi intestinale: un altro fattore epigenetico nella fibromialgia

A tutto questo si aggiunge un abbassamento della serotonina, un aumento del glutammato, molti trasmettitori si alterano e si avverte un dolore che la persona non ammalata non avverte.

L’abbassamento della serotonina arriva nel 95% dei casi da una disbiosi intestinale: sono ormai molti gli studi che correlano la disbiosi o l’intestino irritabile alla fibromialgia.

L’asse intestino-cervello fa sì che anche questo fattore abbia ripercussioni ben oltre la zone del corpo in cui viene generato.

Traumi e stress: due fattori determinanti

Lutti, traumi latenti, sono due elementi che vengono di colpo slatentizzati con la fibromialgia. Importanti segnali di allarme, che ci avvertono di uno stato infiammatorio, sono problemi gastro intestinali, stanchezza cronica. Parliamo qui di infiammazione non in senso utile, ovvero come difesa dell’organismo in presenza di danni ai tessuti e quindi di breve durata, ma nel senso cronico, ovvero che non si risolve.

Fibromialgia: la soluzione epigenetica

Se il problema è nella matrice extra cellulare, partire dalle cellule e dal loro motore, i mitocondri, è l’opzione più plausibile. Acidosi, stress ossidativo e infiammazione sono le tre concause che creano il dolore.

In questo, CellFood è un prodotto davvero prezioso e a sostenerlo non è solo il dottor Garritano ma ricerche scientifiche svolte da istituzioni come ad esempio Dipartimento di Medicina Clinica e Scienze Immunologiche, sezione di Reumatologia, dell’Università di Siena.

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“Cellfood è ottimo perché agisce su tanti livelli, ad esempio sullo stress ossidativo, sui mitocondri, nutre l’ambiente cellulare”.

Questo studio, come scrive Eugenio Luigi Iorio nel libro “La modulazione fisiologica dell’ossigeno on demand”, fornisce un altro importante contributo alla conoscenza del meccanismo di azione di CellFood. Infatti, numerose evidenze sottolineano quanto sia importante il ruolo dello stress ossidativo nella fibromialgia, fattore su cui CellFood incide in maniera determinante non solo negli studi in vitro ma anche in vivo.

contrasta con evidenza non solo negli studi in vitro, ma in vivo (ad esempio sugli atleti).

Poi, la parte emozionale conta tantissimo, il lavoro come sostiene Garritano, va fatto lì. Un tempo non si comprendeva come le emozioni potessero sfociare in un trauma latente, che viene scaricato sulla fisiologia.

“La fibromialgia è come una pistola carica, il cui grilletto viene premuto da uno stress forte, che slatentizza tutto. Lo stress inoltre è pro infiammatorio”

Alimentazione: un fattore epigenetico essenziale per la fibromialgia

Per abbassare i livelli di infiammazione, l’alimentazione è decisiva. I grani raffinati contengono quasi tutti glutine, sono pro infiammatori. Anche il movimento fisico ha la sua valenza, ma non da sovraccarico. “In letteratura, gli studi dicono che l’attività fisica deve essere graduale ed essa porta risultati enormi: più il corpo sta fermo meno le tossine si scaricano”.

Le tecniche di rilassamento in questo caso sono importanti: yoga, meditazione, esercizi di respirazione diaframmatica hanno una azione anti infiammatoria.

“Si è capito ormai attraverso quali strade le tecniche di rilassamento disinfiammano. Il nervo vago ad esempio rilascia acetilcolina, un neuro trasmettitore, provocando una reazione anti infiammatoria (via metabolica colinergica anti infiammatoria).

Quali rimedi?

“La medicina ufficiale agisce sul sintomo, ma va fatto un lavoro certosino a monte. Il cortisone dà un effetto momentaneo ma alla lunga scompensa l’organismo.

La fibromialgia è una sindrome complessa, bisogna avere sempre un occhio a monte e uno a valle. Nulla è immediato.

Per alleviare il dolore si possono usare magnesio, curcuma, artiglio del diavolo, bosvelia, arnica, tanti prodotti naturali in sinergia con tutti gli altri fattori sopra menzionati. Anche il triptofano, precursore della serotonina, può essere usato.

Abbiamo poi il ribes nigrum che è un cortisone naturale. Anche gli Omega 3 agiscono sull’infiammazione, il magnesio è un rilassante.

Benefici, i bagni caldi serali con sali di Epsom oppure olio di lavanda: da fare un’ora al giorno, rilassandosi con tecniche respiratorie.

Non fare confusione con la depressione!

“Spesso si scambia il fibromialgico per un depresso, ma non è depressione. Si tratta di una grande sofferenza alla quale nessuno sa porre rimedio e alla lunga viene sviluppato un atteggiamento depressivo, a causa della situazione. Ci vogliono attenzione, ascolto, senza pensare di trovarsi di fronte a un malato immaginario. E non dimentichiamo il forte impatto dello stress”.

Il test dei marcatori epigenetici SDrive: uno strumento importante per il medico 

Il test SDrive ha una grossa utilità, sono stato uno dei primi a utilizzarlo con grandi benefici. Spesso trovo problemi nella sfera adrenergica e grazie al test posso vedere in tempo reale quali sono le carenze nell’organismo del paziente.

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